Tuttavia non basta.
Questo modello economico, che include sostenibilità, economia e gestione dei rifiuti, è veramente troppo importante (ma tristemente poco diffuso) per non spingere sull’acceleratore della sensibilizzazione: è fondamentale per le persone e il futuro delle nuove generazioni. E per le aziende, che devono tenere conto dei trend del momento e dello sguardo attento dei possibili clienti, sempre più orientato verso brand etici e prodotti attenti al pianeta.

Un tema caldo, che va affrontato con concentrazione e consapevolezza. Tuttavia online si trovano spesso articoli complessi e poco fruibili, che banalizzano l’argomento e non lo descrivono nella sua interezza.

Per questo ho deciso di spiegarvi in maniera semplice:

Economia lineare: il presente

Da sempre, per realizzare i prodotti di cui si ha bisogno (e oggi come oggi anche quelli di cui non si avrebbe veramente bisogno), l’uomo utilizza i materiali e le risorse che la natura e l’ambiente gli donano.

Inizialmente la produzione contemplava quindi materie prime naturali, così il prodotto finale veniva utilizzato e poi gettato. Essendo naturale, veniva riassorbito dalla terra e contribuiva chimicamente e fisicamente a far rinascere le materie prime.

Basti pensare al cibo: mi nutro con un frutto, getto a terra il nocciolo che si decompone e rientra nel ciclo vitale del pianeta.

Le cose ovviamente sono cambiate con l’industrializzazione e ancor più con il consumismo, e la produzione è aumentata a dismisura. Va da sé che l’uomo ha cercato di creare delle fonti illimitate di risorse, realizzando piantagioni e allevamenti, ove possibile, senza però evitare di sovra-sfruttare l’ambiente ed inquinare.

Allo stesso tempo, la progettazione di nuovi materiali sintetici ha reso i prodotti più resistenti e durevoli, ma anche difficili da gestire nello smaltimento, in quanto non riassorbibili.

Quindi, assunto quanto appena detto, che cos’è l’economia lineare?
Semplifichiamo la spiegazione con un’infografica.

economia circolare e lineare

L’uomo estrae le risorse dalla natura, le utilizza per la produzione dei beni, i quali vengono poi utilizzati dagli uomini. Una volta rotti o non più utili, vengono gettati. Nelle discariche, nei centri di raccolta, negli incerenitori e così via. Creando un problema di gestione e smaltimento dei rifiuti.

Questo modo di fare economia sia chiama anche “throughput”, ed è riassumibile in 3 punti.

Prendi. Produci. Butta. (Take. Make. Dispose)

Tale percorso lineare non poteva che causare diverse tipologie di problematiche:

  • di tipo economico legato al ciclo vitale delle fonti – che ricordiamo non sono illimitate ed infinite – e alla speculazione che ne deriva (“dalla fine del XX secolo, i prezzi reali delle materie prime sono nettamente aumentati e alcune risorse rare, come tungsteno, platino, iridio, rischiano di esaurirsi. La volatilità dei prezzi di alcuni dei più importanti beni di consumo, come ad esempio generali alimentari e metalli, è nettamente aumentata e i relativi prezzi sono cresciuti del 150% tra il 2002 e 2010”. Leggi la fonte).

Con oltre il 90% delle materie prime utilizzate a livello globale e non riciclate nell’economia, il nostro pianeta è sottoposto a una forte pressione sulle sue risorse naturali e sul clima che deve essere urgentemente alleviato.

  • di tipo ambientale con impatto sul clima, sulle risorse, sulle malattie e sul futuro del pianeta. Basti pensare che annualmente vengono prodotti 125 milioni di tonnellate di materie plastiche. L’80% di esse diventano rifiuti.

Non è certo mia intenzione creare panico, ma ogni giorno vengono prodotti talmente tanti rifiuti che se non si cambia modo di agire, entro il 2050 ne saremo sommersi (Fonte: Rapporto What a Waste, che consiglio di scaricare e leggere). Ciò che ci ha portati dove siamo oggi, in tutti i sensi, è l’economia lineare. Sommata ad una buona dose di interessi economici e menefreghismo.

Per queste ragioni, da decenni si tenta di ridefinire il ciclo vitale dei prodotti ripensando all’intera filiera: già nel 1970 l’architetto Walter Stahel aveva capito che l’attuale modello economico lineare non era – e non è – sostenibile.
L’architetto comprese che l’aumento dei consumi avrebbe portato a gravi problemi nel futuro, come evidenzò nel rapporto “Limiti alla crescita” pubblicato nel 1972. Il modello lineare, secondo Stahel, non era sostenibile a causa della crescente domanda di materie prime e dell’accumulo di rifiuti in tutto il mondo. Stahel ebbe l’idea di chiudere i cicli materiali e riformare l’economia. Il concetto di chiusura dei cicli è stato poi studiato e sviluppato ulteriormente in casi aziendali concreti negli anni, fino ad arrivare ad oggi.

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Definizione di economia circolare: ciò a cui dobbiamo puntare

Che cos’è l’economia circolare? Online si possono trovare veramente tante definizioni, ma quella che preferisco è sicuramente quella della sua ideatrice, la britannica Ellen Macarthur:

“A circular economy is based on the principles of designing out waste and pollution, keeping products and materials in use, and regenerating natural systems.”


Sicuramemente in linea con la visione di Stahel, l’economia circolare prevede produzioni senza un eccesso di inquinamento e rifiuti, mantenendo i prodotti e i materiali in uso e rigenerando i sistemi naturali.

In questa visione, la crescita e la prosperità sono distaccate dal consumo di risorse naturali e dal degrado degli ecosistemi. E ci si astiene dal buttare via prodotti, componenti e materiali usati, ma li si reindirizza nelle giuste catene del valore.

Creando una società con un’economia sana, ispirata e in armonia con la natura.

In una intervista di Agi, Ellen afferma che: “l’economia circolare rappresenta un’opportunità, significa costruire un’economia resiliente, di recupero e rigenerazione. Significa superare il modello lineare, che per quanto lo si possa rendere efficiente alla fine ti fa cadere nel precipizio.

La circolarità permette la creazione di un sistema di recupero e rigenerazione attraverso il design, l’innovazione, attraverso modelli di business diversi, la gestione dei rifiuti e dell’inquinamento. Permette la costruzione di un sistema che rigenera sistemi naturali, che crea più valore per l’attività economica e per i paesi e la creazione di più opportunità di lavoro resistenti alle crisi.

Permette, insomma, la costruzione di un sistema completamente nuovo e questo rappresenta una grande opportunità”.

Partendo dall’esempio del nocciolo di frutto buttato a terra per essere riassorbito dalla stessa e dare vita ad un’altra pianta, l’economia circolare intende che i sistemi economici debbano funzionare nello stesso identico modo. Appunto, a “ciclo chiuso” o “rigenerativo”.

A livello principiale, l’economia circolare è la valorizzazione e il rispetto di ciò che la terra ci dà. La si realizza utilizzando con consapevolezza le materie prime, facendo più attenzione a come si producono i prodotti, usando materiali biodegradabili e facilmente riciclabili. Raccogliendo i rifiuti con attenzione nella differenziazione dei materiali e promuovendo il recupero degli stessi, in un ciclo costante.

Ridurre. Riutilizzare. Riciclare.

Vediamo quindi come un’azienda può adottare questo modello.

I 4 blocchi dell’economia circolare

La fondazione di Ellen ha identificato dei blocchi per aiutare le aziende ad iniziare il loro percorso di trasformazione verso l’economia circolare.
Ecco a seguire i 4 building block:

1.PROGETTAZIONE DEL PRODOTTO

Il primo blocco comporta miglioramenti nella scelta dei materiali e nella progettazione del prodotto. I possibili modi per realizzare tali cambiamenti includono la standardizzazione e la modularizzazione dei componenti, i flussi di materiale puro e la progettazione per lo smontaggio diretto. L’implementazione di questo blocco rende più efficiente il processo di produzione nelle aziende.

Le società dovranno porsi domande utili affinché il prodotto sia conforme al concetto di economia circolare: “Qual è il ciclo di vita del prodotto? Come può essere esteso?” o ancora “Come si può smontare facilmente il prodotto per riutilizzare diversi componenti o riciclare i mono-materiali?” e così via.

2.NUOVI MODELLI DI BUSINESS

Il passaggio da un sistema lineare ad uno circolare include un cambiamento drastico nel modello di business dell’azienda che lo mette in atto. Ad esempio, allungando il life cycle del prodotto, è obbligatorio l’adozione di un modello di business innovativo.

In tale senso, le società dovranno pensare a quale modello di business è adoperabile con i nuovi prodotti, come può essere riadattata la logistica, come si traducono i flussi di lavoro in questa nuova visione e tutta una serie di domande in ottica di economia circolare.

3. ADOZIONE DI CICLI INVERSI

In questo terzo blocco si concentra l’attenzione sul riciclo del prodotto, partendo dal reso da parte del consumatore sino al riutilizzo del prodotto in un ciclo nuovo di produzione.

Vengono presi in esame i nuovi processi, che necessitano di competenze e capacità di far si che tutti gli attori in gioco in questa fase, siano allineati.
Dalla logistica allo smaltimento rifiuti, dalla gestione dei rischi alla produzione di energia. Introducendo sistemi di raccolta e trattamento più convenienti e di migliore qualità e un’efficace segmentazione dei prodotti fuori uso. Così che vi sia una diminuzione di fuoriuscita di materiali dal processo (scarti), supportando l’economia della progettazione circolare.

4. CONDIZIONI ABILITANTI

“È possibile utilizzare la legislazione o le sovvenzioni per incoraggiare il riutilizzo di materiali esistenti?”

Questa domanda è una delle tante che fa parte di un blocco fondamentale per l’adozione di processi di progettazione circolare.
L’applicazione dei principi dell’economia circolare, richiede maggiore trasparenza nei flussi dei materiali, allineando gli incentivi e determinando gli standard industriali. Il finanziamento, la gestione dei rischi, la legislazione, le infrastrutture e l’istruzione devono facilitare la transizione.

Oltre ai cambiamenti meccanici, è necessario sviluppare una consapevolezza generale del consumatore per consentire una più facile implementazione della dei modelli di economia circolare.
Per ultimo, le aziende devono anche essere messe in contatto intersettoriale (eco clustering) e disposte a condividere informazioni di mercato generali e riservate.

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Sostenibilità aziendale

6 grandi aziende che hanno adottato modelli di economia circolare

Abbiamo detto che il passaggio a un’economia circolare richiede modelli di business innovativi.
Le aziende importanti sul mercato e agli occhi dei consumatori potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nell’ adozione dell’economia circolare, sino a portarla nel mainstream.
Mentre molti nuovi modelli, materiali e prodotti provengono da imprenditori, questi leader di marchi e di volumi possono anche svolgere un ruolo critico. I modelli di business e le iniziative di economia circolare redditizia ispireranno altri attori e saranno copiati ed espansi geograficamente.
Vediamo quindi alcuni colossi che da sempre adottano o hanno iniziato a adottare modelli circolari.

🔵 NATURASI
Fra le prime realtà impegnate nell’economia circolare, come non citare NaturaSì, la più importante catena di supermercati italiana specializzata nella vendita di prodotti alimentari biologici e naturali. Il colosso italiano sin dal 1992 si impegna a promuovere la propria Green Vision, adottando esclusivamente tecniche e processi distributivi a basso impatto ambientale e commercializzando prodotti di aziende con la stessa visione e cura per l’ambiente.

Inoltre, dal 2007 conduce l’azienda agricola molisana “la Fattoria Di Vaira”, controllando l’intera filiera produttiva, dal campo sino allo scaffale del negozio garantendo continuità delle forniture, una selezione qualitativa accurata e ovviamente il controllo di ogni anello della catena.

🔵 IKEA
Già premiata lo scorso anno per il suo modello di economia circolare, nell’utilizzo consapevole del legno e la riduzione degli scarti, ma anche per l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, il colosso svedese fa un passo oltre e rivoluziona il suo modello economico.
Basta fast design, i mobili devono durare.

Lancia così l’iniziativa “Dai una seconda vita ai tuoi mobili usati”, molto simile a quella di Patagonia: attraverso un settore specifico ubicato all’interno dei negozi Ikea, i clienti potranno portare i propri mobili Ikea usati e farseli valutare (e ricevere un buono). Non solo: chi vorrà potrà richiedere che il mobile venga aggiustato, rimodernato e dargli così una seconda vita.
Così i clienti potranno decidere se acquistare il nuovo oppure scegliere un mobile usato.

Non finisce qui: Ikea vuole sensibilizzare le persone ed avere un impatto positivo sui propri clienti e sulle loro vite. All’interno dei negozi Ikea ha adottato la campagna “Un mondo migliore inizia a casa” con l’intento di ricordare che i piccoli gesti quotidiani sono quelli che possono fare la differenza nell’ambiente.

🔵 PATAGONIA
Patagonia, noto brand di abbigliamento sportivo, ha deciso di dare nuova vita ai capi rotti: con il progetto Worn Wear estende la vita dell’abbigliamento già acquistato, permettendo ai propri clienti di restituire i prodotti usati a fronte di un buono. Questi abiti verranno così aggiustati e rimessi in vendita, ad un prezzo favorevole.

I cicli del settore tessile hanno un impatto importante sul nostro ambiente, a partire dall’utilizzo di acqua sino alle emissioni di CO2. Questo permette, quindi, di acquistare prodotti di seconda mano, perfettamente integri, senza attivare nuovi cicli di produzione.

🔵 ENI
Anche il colosso italiano del settore energy si mette in campo e attiva diversi progetti volti al miglioramento del proprio impatto sull’ambiente e alla sensibilizzazione verso l’argomento.

In primis Eni si impegna entro il 2025, a ridurre l’intensità emissiva delle proprie attività di circa il 45% e dell’80% le emissioni fuggitive di metano. Sempre con il fine di abbattere le emissioni di CO2, ha iniziato un progetto per la conservazione di foreste, che andranno a compensare le emissioni residue.

In ultimo, nei prossimi anni investirà oltre 950 milioni di euro per lo sviluppo di soluzioni industriali circolari, oltre a fondi importanti per la ricerca e lo sviluppo.

🔵 LAVAZZA
Lavazza, in collaborazione con Novamont e Politecnico di Torino, non ha solamente creato una capsula di caffè biodegradabile, ma ha anche iniziato un progetto per coltivare funghi – commestibili – dai fondi di caffè.

Il progetto si chiama The Flavours of Coffee Grounds ed è in vita dal 2007. Non solo funghi, tuttavia: secondo la ricerca effettuata dal Politecnico, sovvenzionata ovviamente da Lavazza, dai fondi di caffè di estrae un olio dal quale si possono ricavare cosmetici, biocarburanti e persino farmaci.

🔵 BARILLA
Il progetto “CartaCrusca” di Barillaha come obiettivo quello di recuperare la crusca derivante dalla macinazione dei cereali che l’azienda usa nei propri processi produttivi. Verrà poi utilizzata insieme alla cellulosa, per renderla materia prima nella produzione di carta per il packaging.

Insieme al partner Favini, quindi, è nato questo nuovo imballaggio realizzato al 17% con crusca non adatta per il consumo alimentare.

Alcuni “piccoli” progetti virtuosi

Abbiamo detto che in Italia sono tantissime le realtà – nate e nascenti – che basano il proprio business sull’economia circolare. Alcune giovani e piccole, ma comunque degne di nota, altre ormai famose a livello mondiale.

Fra le grandi parliamo subito di Enerbrain, la ex startup torinese nel campo energy – divenuta scaleup in soli 3 anni e da poco legata in partnership con Iren gas – aiuta a monitorare la qualità dell’aria, e permette a chi possiede edifici di poter intervenire per risparmiare energia e ovviamente ridurre emissioni.

Dall’altra parte dell’Italia nel 2012 nasceva Greenrail, realtà ormai famosa a livello mondiale. Player innovativo del settore ferroviario, ha sviluppato una traversa ferroviaria innovativa e sostenibile capace di offrire migliori prestazioni tecniche, ambientali, economiche  rispetto alle traverse standard.

Non possiamo non citare la bolognese Sfridoo, che nasce con l’intendo principe di aiutare le altre aziende nell’adozione di un modello di economia circolare. Come lo fa? Con strumenti di waste-management, ovvero gestione dei rifiuti, offerti alle aziende e alle corporate. Insegnando alle aziende come dare valore ai propri scarti.

Sempre dal mondo dei rifiuti arriva Ecoplasteam che si occupa di produrre, dallo scarto di poliaccoppiati, un materiale innovativo: l’ EcoAllene®. Concorrente ecologico della plastica, l’EcoAllene® ha il vantaggio di essere prodotto dagli scarti, di essere durevole ed ecologico, non soggetto a sbalzi di prezzo e 100% riutilizzabile.

Orto in casa? Possibile con Xenagro! Xenagro è un innovativo sistema per creare orti verticali in casa. Sfrutta la coltura aeroponica e permette alle persone di produrre cibo in casa senza utilizzare prodotti chimici e a km zero.

Dal mondo interior design, cito il brand SeFa che realizza prodotti per la casa, come illuminazioni, complementi e molto altro, utilizzando materiali ecologici come la plastica vegetale fatta con gli scarti alimentari della soia e del mais, oppure l’acido polilattico invece della colla. Va da sè che i suoi prodotti sono 100% biodegradabili e possono essere smaltiti nell’umido.
Oltre ad essere molto belli.

Per visionare tutte le realtà circolari, consiglio di visitare il sito web Storie di economia circolare e visionare l’atlante per rendervi conto del numero sempre maggiore di persone impegnate a fare qualcosa di concreto per l’ambiente.

In conclusione

Passare da un modello lineare ad uno circolare è un’esigenza reale e non procrastinabile: non significherebbe mettere solamente in atto degli aggiustamenti volti a ridurre gli impatti negativi dell’economia lineare. Piuttosto, rappresenterebbe uno spostamento sistemico per costruire una resilienza a lungo termine, generando così opportunità commerciali ed economiche e offrendo vantaggi ambientali e sociali.


Speriamo che i grandi colossi mondiali inizino al più presto ad attuare questo cambiamento, importante per noi e le nuove generazioni che verranno.

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